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Black Swan di Darren Aronofsky

Lo faccio davvero a malincuore, ma devo ammetterlo: Darren Aronofsky è un buon regista. Si era reso odioso con l'odioso Requiem for a dream, gioiello dell'accattivante fine a se stesso, vomito ignorante e bieco (non faccio considerazioni su π) e io l'ho sempre odiato, anche per le sue affinità con il mondo dell'hip hop. Poi, carico di pregiudizi, vidi The Wrestler e non riuscii a snobbarlo nonostante qualche pecca di faciloneria e, sopratutto, sperando fosse un caso isolato. Speravo male, e pensavo male anche riguardo Natalie Portman (ma non voglio certo stare a fare considerazioni sulle capacità attoriali, è roba da stronzi); ci ho provato, e qualche volta ci son pure stati dei frangenti protoparaculo, ma non me la sento di dir nulla di male riguardo a questo film.

Gorbaciof di Stefano Incerti

Gorbaciof è inutile, un film che oggi risulta trascurabile, un esercizio. Però Toni Servillo, lo sanno tutti, è bravissimo, e a me basta veder lui un'oretta e mezza per apprezzare un film. Un film italiano, che tra i suoi più stretti contemporanei nei cinema (non faccio nomi) fa la sua porca figura. Da menzionare anche la stupenda colonna sonora e le cinquantenni imborghesite sedutemi affianco, che, dopo aver guastato la mia visione con continue chiacchiere e commenti idioti, hanno manifestato il loro gradimento sul finale, alzandosi e sussurrandosi vicendevolmente "che cagata!". Io non sono d'accordo! (E per l'odio che provo per quel genere non lo sarei neanche se fosse una vera cagata).


The Killer Inside Me di Michael Winterbottom

"A weed is a plant out of place".

Automobili bombate, stivaloni-cappelloni-pantaloni da cowboy, sceriffi e puttane texane anni '50. L'interpretazione di Casey Affleck è tutto questo film, nel bene e nel male. La sua voce, quel miscuglio tra mal di gola e svogliatezza è tutto questo film. Un uomo che ammazza a pugni in faccia la donna che ama, è tutto questo film, basta quel macabro istante pietrificante per giustificare la successiva ora di visione di un film medio, carino, un po' troppo americano.

Toy Story 3 (Gli occhi di Gerry Scotti) di Lee Unkrich

"Va a laorà, barbù!"
 "Vai a lavorare, barbone!"

I tempi cambiano ma io continuo a preferire i cartoni bidimensionali e a non capire come funzionano le selezioni dei doppiatori in Italia. I tempi cambiano ma i film della Disney riescono sempre a inquietarmi nel profondo, ad angosciarmi. Quando avrò un figlio gli saranno proibiti, li trovo perversi, maligni e paranoici. Toy Story 3 è come tutti gli altri, snocciola una morale subdola e reazionaria (c'è dell'odio in me, ma l'dea che un gruppo di individui sacrifichi il proprio futuro per un credo lo è) vestita da Fabrizio Frizzi (il che è tutto dire). Poi c'è quel tenerone di Gerry (che personalmente avrei visto meglio nella parte di un levatorsolo) nel ruolo del dolce Telefono Chiacchierone e poi ancora mirabolanti avventure ricche d'azione e colpi di scena, un cattivo, centinaia di situazioni esilaranti, un cattivo senza redenzione ed un finale che promette lacrime a fiotti. Nulla di diverso in sostanza dall'osannato (anche da una certa critica impegnata) "Up" e dagli altri dieci, cento, mille.

Shutter Island di Martin Scorsese

Martin Scorsese è come la macchina per la pasta di mia nonna e i suoi film come delle belle tagliatelle fatte in casa. Sostanziosi e sinceri. Credo che non sia in cerca di nessuna innovazione stilistica o di particolari indagini sulla condizione umana, si limita a fare dei bei film e credo si diverta molto. Buon per lui e buon per noi. Tra cinquant'anni non ci sarà più e forse nemmeno la pasta fatta in casa, approfittiamone.

Draquila di Sabina Guzzanti

Devo confessare che provo una certa avversione per Sabina Guzzanti, non mi piace la sua comicità supponente e arrogante e di conseguenza ho visto questo film con molte riserve.

Robin Hood di Ridley Scott

Da piccolo ho idolatravo la figura del principe dei ladri e l’ho adorato in ogni sua manifestazione cinematografica. Il Robin di Ridley Scott non poteva di certo indossare una calzamaglia o un cappellino verde puntuto, infatti il film si concentra sul periodo antecedente alle vicende della foresta di Sherwood, quella (sorta di) comune anarchico-insurrezionalista (...) che tutti conosco.

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