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The Trotsky di Jacob Tierney

In preda alla commozione mi vedo costretto a riconoscere che questo è il film più sincero che ho visto in questo raggiante duemilaunidici. Qualche accenno di Rushmore all'inizio, visivamente medio, uditivamente (?) gradevole, sceneggiaturisticamente (tanto ormai...) comune, ma stupendo. Facili emozioni, sentimentalismi e cliché, è una commedia diosanto, cosa volete? Ma c'è un tizio che pensa di essere la reincarnazione di Lev Trockij! E lo è, diosanto! In Canada! E c'è un (idealistico) messaggio preciso veicolato con più sostanza di Ken Loach. Un teen-movie rivoluzionario! Fanculo a critici e cinefili, questo film da due soldi merita tutte le stelline e pallini che avete.

Uniche pecche l'articolo nel titolo e la scelta della locandina "ufficiale", ne ho viste di molto più fiche. Yeah!

"Are you my Stalin, Dwight?"

Il racconto del Vajont, Marco Paolini

"Provate a dire "Fréjus" in Francia e veder se se ne sono dimenticati come noi "Vajont", "C'est une honte nationale"

Da ragazzino i miei genitori mi portarono a vedere la diga del Vajont, un viaggio in macchina di un paio d'ore, probabilmente avrei preferito restare a casa a guardare i cartoni animati. Qualche anno dopo mi fecero vedere alla televisione questa diretta e anche in quel caso, forse, avrei preferito guardare i cartoni. Evidentemente però, per quanto a quell'età non si capisca molto, qualcosa è sedimentato. Di sicuro grazie al talento di Paolini, di sicuro perché oggi come allora non riesco ad immaginarmi quante siano duemila persone, fisicamente, non riesco ad immaginarmi un'onda alta duecento metri, d'acqua.
Riesco solo ad immaginarmi le logiche e gli interessi di un'impresa privata, l'irresponsabilità omicida, dei suoi dirigenti, tecnici, commissari, perché così è stato e (seppure, sempre e ovviamente, in modalità differenti) così è, secondo il nostro modello economico.


"E non era solo il suo funerale, era quello di quell'Italia contadina che non serviva più a nessuno".


Gentlemen Broncos di Jared Hess

Benjamin è un ragazzino che scrive storie fantastiche che hanno come protagonista una trasposizione eroica del padre morto; partecipando ad un concorso per giovani scrittori viene derubato di uno dei suoi racconti da un megaautore fantasy nonché suo idolo.
E’ difficile spiegare cosa sia questo film senza lasciarsi scappare boiate retoriche, è difficile descriverne l’immaginario, così preciso e stratificato, è difficile parlare dei personaggi talmente reali, intimi, nella loro assurdità, così come il mondo che li circonda.
I particolari e le piccolezze sono le componenti fondamentali che riescono a cerare qualcosa di così vasto e profondo, questo spazio esplorabile sterminato che crea una serie di ramificazioni, di collegamenti (che portano a supporre il passato dei personaggi con estrema convinzione).

A parte le stronzate scritte qui sopra, andate a vedere Gentlemen Broncos, comprate la colonna sonora e fatevi stampare una maglietta col cervo volante, perché questo piccolo film idiota è la cosa più bella che sia apparsa nei cinema quest’anno e 'sticazzi dei fasulli film d'autore sulla Palestina, e di quel buffone di Haneke.

(se schiacciate sull'immagine qua sotto vi collegate al sito ufficiale dove troverete lo "Chevalier Magical Renamer -ator")

Antichrist di Lars Von Trier

Lars Von Trier è uno dei registi contemporanei più controversi, c'è chi lo idolatra e chi lo odia, chi dice che i suoi film sono noiosi o ansiogeni e chi li considera capolavori.
Io appartengo alla categoria dei fan accaniti e non mi sento in dovere di esser democratico con coloro che non lo apprezzano, quindi bando alle discussioni sulla misoginia o sulla tortura dello spettatore, tra cinquant'anni i vostri nipoti guarderanno ancora i suoi film e non potrete farci nulla.

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