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The Trotsky di Jacob Tierney

In preda alla commozione mi vedo costretto a riconoscere che questo è il film più sincero che ho visto in questo raggiante duemilaunidici. Qualche accenno di Rushmore all'inizio, visivamente medio, uditivamente (?) gradevole, sceneggiaturisticamente (tanto ormai...) comune, ma stupendo. Facili emozioni, sentimentalismi e cliché, è una commedia diosanto, cosa volete? Ma c'è un tizio che pensa di essere la reincarnazione di Lev Trockij! E lo è, diosanto! In Canada! E c'è un (idealistico) messaggio preciso veicolato con più sostanza di Ken Loach. Un teen-movie rivoluzionario! Fanculo a critici e cinefili, questo film da due soldi merita tutte le stelline e pallini che avete.

Uniche pecche l'articolo nel titolo e la scelta della locandina "ufficiale", ne ho viste di molto più fiche. Yeah!

"Are you my Stalin, Dwight?"

Il corpo delle donne di Lorella Zanardo

Una donna appesa in mutande affianco ad un prosciutto, anche lui in mutande.

Cella 211 di Daniel Monzón

Sono sempre stato affascinato dalle ambientazioni carcerarie (da Animal Factory a Oz, parlando di roba contemporanea). I personaggi di questi film non hanno nulla da perdere (haha!) e in questi film la legge, le regole e la morale sono talmente distorte che, paradossalmente (e perversamente), lo spettatore può essere colto da un senso di libertà animalesca, come in uno zoo di esseri umani (haha!), e esplorare un lato selvaggio che è parte di tutti noi. (haha!)
In questo senso Cella 211 è un film classico, che vuol dire: tanta violenza (violenza dei detenuti sui detenuti, violenza dei detenuti sulla polizia, violenza della polizia sui detenuti, violenza della polizia sui manifestanti, violenza della polizia su donna incinta...), denuncia sulle condizioni carcerarie disumane, riflessioni  sulla morale dei carcerati, amicizie sul filo del rasoio tra carcerato-e-guardia-che-si-finge-carcerato e altri temi propri del genere (eccetto quello più entuisiasmante da mio punto di vista: il tentativo di fuga) tutti ben approfonditi e, per quanto possibile, privi di qualsivoglia retorica forse anche grazie alla produzione europea. Un film di tutto rispetto, senza picchi o cadute, ottimo per i fan del genere.

Precious di Lee Daniels

"Famose male"
"Facciamoci male"

Precious è una diciassettenne obesa di Harlem, incinta del padre, picchiata dalla madre, umiliata dai passanti. Precious è un film che estremizza ogni cosa; sofferenza, pena e umiliazione raggiungono tali picchi che si rischia di perdere di vista tutto il resto, che onestamente non vale un granché. I sogni, il riscatto, l'orgoglio e il coraggio sono scontati, un meccanismo che risulta troppo limpido. Dopo tutto quel mal di pancia non è più valido, non ce la si può cavare così facilmente. Paradossalmente sarebbe stato meglio qualcosa di fine a se stesso, senza tutto il debole contorno. Consiglio la double feature con "A Serbian Film".

Splice di Vincenzo Natali

Non è il solito horrorone che i vari trailer lasciano presagire. Non è un film di Guillermo Del Toro (anche se la creatura, Dren, di certo sembra inscrivibile nel suo immaginario).  Non è neanche (fortunatamente) un technohorrorthriller, anche se la prima mezz'ora in apnea (non tensione, ma sopportazione) potrebbe ingannare. E' un film pretenzioso che non si accontenta di sfruttare la implicazioni orrifiche e morali conseguenti alla creazione del mostriciattolo e si imbottisce via via (accennandole solo superficialmente) di psicosi materne, Adamo ed Eva e considerazioni sui generi, problemi con lo standard di bellezza contemporaneo di un mostro con le ali (sono un insensibile (anche se, colei che interpreta Dren, temo per i commossi, ci possa fare le capriole in quello standard)) per giungere belli insoddisfatti al finalone che-più-paraculo-non-si-può. Insomma, una mezza boiata che può risultare divertente se fate a gara con gli amici a cercare il costume (vestito (tra quelli degli umani)) più terrificante.

Fish Tank di Andrea Arnold

Ah, gli adolescenti. Ah la quindicenne ribelle inglese di periferia con madre quasiacoetanea. Che balla le canzoni hip hop. Che è stata espulsa dalla scuola e gironzola tutto il giorno. Ah il fidanzato fico di mammà. Che però gli uomini son tutti uguali. Ma che bello l'ambiente, quel senso di degrado accennato (e non) ma colorato e vivace. Che bello quel senso di libertà. Che però la sceneggiatura è piatta. Che bella la sorellina. Che però non ti emoziona più di tanto. Che bel finale. Menomale.

Horroroni: The human centipede (il trash di domani, oggi)

Da un uomo che si veste così ci si può aspettare di tutto, anche che gli venga in mente di scrivere e girare un film che si chiama "il centopiedi umano". In Germania c'è un chirurgopazzo che, al posto di cadaveri trafugati, cuce mucose terminali (questo è il massimo che dirò) di giovani catturati per strada (tra cui due Turiste Americane). Tentate fughe, un po' di disgusto visivo e finale con cervella sui muri. Attendiamo il seguito. Fine.
A priori di qualsiasi considerazione si possa fare sulle nuove frontiere dell'horror di oggi (e del trash di domani) credo che la cosa più significativa siano le reazioni ad un film del genere:

Pane al pane
"…qui c’e'un mad doctor che vuole creare un millepiedi umano(!!)e infila uno dietro l’altro con la testa nel culo(si avete letto bene)3 poveri fessi…il bello verra’quando il capofila deve espletare il bisogno grande….che porcata da deviati mentali…pero’si puo’vedere"


Storici
"Eppure questo e realta angel della morte di hitler facevano questiesperimenti, anche oggi con Eugenetica, e solo che c egente che crede alle favolette.by Occulto."


Puristi saggi
"Non è un film prettamente splatter, mi piace non c’è tanto sague ma la trama è davvero originale. Peccato che sia troppo umiliante anche per lo spettatore.. guardarlo ma mai provare ad immedesimarsi"


Nostalgici
"mah io non l ho trovato per niente bello….l’idea sarà anche originale però senza senso proprio!ormai non ci sono piu i film horror di una volta….pian piano stan diventando tutti splatter….addio cara vecchia suspance :S"

An Education di Lone Scherfig

"Sedici anni si compiono una volta sola" o qualcosa del genere, questa frase sentita in un film che vidi da bambino mi rimase impressa, cominciai a chiedermi cosa succedesse a sedici anni, perché non a quindici e iniziai a crearmi delle aspettative. Giunsi alla mitica età scordandomi la frase, in compenso, come molti intrapresi una strada di ribellione che mi allontanò dalla scuola, alla ricerca del divertimento. A Nick (Hornby) dev'essere andata di culo perché io credo che nella maggior parte dei casi la virata è talmente brusca (deve esserlo) che per tornare sulla strada, per redimersi (credo che lui sia cristiano, se non per definizione lo è moralmente) ci vuole molto tempo e, sopratutto, molte cose restano compromesse. Niente Oxford, e nemmeno Cambridge.

"Non è sufficiente darci un'istruzione, miss Walters. Ci dovete dire perché lo fate"

L'uomo che fissa le capre di Greg Heslov

Quanto si può essere ottusi nel rapportarsi al cinema, quanti preconcetti si possono avere? Quanti noiosi (non tutti ovviamente) film d'autore si devono guardare prima di capire che non tutto quello che esce da Hollywood è merda americana? A forza di schifare i loro attoroni che fanno sbavare le massaie nostrane c'era il rischio di perdersi questa sincera-leggera (il giusto) commedia sulla guerra. Potreste vederci un manifesto del pacifismo o una critica alla società americana. Di certo vedrete George Clooney e Ewan McGregor fatti d'acido che liberano un gruppo di prigionieri iracheni da una base USA in mezzo al deserto.

Gentlemen Broncos di Jared Hess

Benjamin è un ragazzino che scrive storie fantastiche che hanno come protagonista una trasposizione eroica del padre morto; partecipando ad un concorso per giovani scrittori viene derubato di uno dei suoi racconti da un megaautore fantasy nonché suo idolo.
E’ difficile spiegare cosa sia questo film senza lasciarsi scappare boiate retoriche, è difficile descriverne l’immaginario, così preciso e stratificato, è difficile parlare dei personaggi talmente reali, intimi, nella loro assurdità, così come il mondo che li circonda.
I particolari e le piccolezze sono le componenti fondamentali che riescono a cerare qualcosa di così vasto e profondo, questo spazio esplorabile sterminato che crea una serie di ramificazioni, di collegamenti (che portano a supporre il passato dei personaggi con estrema convinzione).

A parte le stronzate scritte qui sopra, andate a vedere Gentlemen Broncos, comprate la colonna sonora e fatevi stampare una maglietta col cervo volante, perché questo piccolo film idiota è la cosa più bella che sia apparsa nei cinema quest’anno e 'sticazzi dei fasulli film d'autore sulla Palestina, e di quel buffone di Haneke.

(se schiacciate sull'immagine qua sotto vi collegate al sito ufficiale dove troverete lo "Chevalier Magical Renamer -ator")

Adam di Max Mayer

Formalmente giustificato dalla vittoria Sundance, ho guardato questo film solo per godermi una romanticheria bassabassa, come uno di quelli con Cate Blanchett, ma senza Cate Blanchett e con le foglioline d’alloro in copertina.

Agora di Alejandro Amenábar

 Per quanto riguarda il lato tecnico è un film senza infamia né lode, una fotografia anonima, attori nella media (escluso Michael Lonsdale che interpreta il padre di Ipazia,  davvero poco convinto), sceneggiatura lineare con qualche guizzo, amori non saturati, gente-che-se-mena, tanta sabbia, il Brad Pitt de noartri e delle orribili riprese dall’alto accelerate.

Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson


A volte mi capita di trovarmi ad esultare di fronte ad un film, come farebbe un tifoso che guarda la partita, succede particolarmente con i film dai quali mi aspetto qualcosa.

Il nastro bianco di Michael Haneke

La vita in una piccola comunità tedesca nei primi decenni del ‘900. La brutalità della società patriarcale in tre famiglie accomunate dalla stessa violenza morale. Il dogmatismo gretto della nuova borghesia rurale ancora in aria di medioevo.


La spontaneità dei bambini soffocata e il simbolismo teso ad umiliare. (Evitiamo le cazzate sui nazisti di domani, eccetera (anche perché a far quello c'ha già pensato August Sander)). Un bianco e nero limpido e sostanzioso. 
Sarebbe un sacco di bella roba, se non fosse che Haneke è un uomo noioso. Non un guizzo, non un sussulto, una linearità che il regista in questione non si può permettere, ed è proprio questo il punto: chi cazzo si crede di essere Michael Haneke? 
"Concorderete con me che la vostra mancanza non potrà rimanere impunita se si vuole continuare a mantenere il reciproco rispetto"
Germania 2009 - 114'

Logorama di François Alaux


Un intero mondo fatto di marchi e mascotte delle più famose aziende, due omini Michelin inseguono il clown di McDonald's in una spettacolare scorribanda in cell shading.

Jennifer's Body di Karyn Kusama

Questo film è un horrorino-adolescenziale-americano, l’unica differenza (secondo i pubblicitari) rispetto agli altri che infestano i cinema di tutto il mondo è il fatto che la sceneggiatura è scritta da Diablo Cody

L'uomo che verrà di Giorgio Diritti

C’era bisogno di un film sull’eccidio di Monte Sole e c’era anche bisogno che fosse come questo: solido e lineare.

Welcome di Philippe Lioret

Calais è una città nel nord della Francia, la più vicina
alla costa inglese; molti immigrati senza permesso di soggiorno vi si recano per tentare di raggiungere l’Inghilterra.

Antichrist di Lars Von Trier

Lars Von Trier è uno dei registi contemporanei più controversi, c'è chi lo idolatra e chi lo odia, chi dice che i suoi film sono noiosi o ansiogeni e chi li considera capolavori.
Io appartengo alla categoria dei fan accaniti e non mi sento in dovere di esser democratico con coloro che non lo apprezzano, quindi bando alle discussioni sulla misoginia o sulla tortura dello spettatore, tra cinquant'anni i vostri nipoti guarderanno ancora i suoi film e non potrete farci nulla.

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