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Horroroni: May di Lucky McKee

Ahh. C'è una ragazzina disadattata, strabica, con una madre psicotica con tailleur rosa. Ovviamente diventerà una psicotica e accopperà un bel po' di persone (cinque?). Che stronzata, direte voi. Lo dico anche io. Non sprecate tempo con 'sta merda. Non so nemmeno se le pose darioargnetesche (vai!) delle vittime al momento della morte siano volute e, a dire il vero, non m'interessa. Scrivi psychological horror, leggi merda.

 

Black Swan di Darren Aronofsky

Lo faccio davvero a malincuore, ma devo ammetterlo: Darren Aronofsky è un buon regista. Si era reso odioso con l'odioso Requiem for a dream, gioiello dell'accattivante fine a se stesso, vomito ignorante e bieco (non faccio considerazioni su π) e io l'ho sempre odiato, anche per le sue affinità con il mondo dell'hip hop. Poi, carico di pregiudizi, vidi The Wrestler e non riuscii a snobbarlo nonostante qualche pecca di faciloneria e, sopratutto, sperando fosse un caso isolato. Speravo male, e pensavo male anche riguardo Natalie Portman (ma non voglio certo stare a fare considerazioni sulle capacità attoriali, è roba da stronzi); ci ho provato, e qualche volta ci son pure stati dei frangenti protoparaculo, ma non me la sento di dir nulla di male riguardo a questo film.

Good Time Max di James Franco

Questo film è estremamente triste. Non perché uno dei due fratelli-geni è un drogato, non perché soffrono tutti e anche il fratello buono è un essere squallido. In realtà non so neanche io il perchè, forse la fotografia, forse i volti, forse è l'ora legale. Sarebbe facile pensare che-è-perchè, in un certo senso, tutti noi, esseri umani, siamo creature squallide con le stesse debolezze e lati riprovevoli, e sarebbe anche una stronzata perché questo film non è bello. E' triste, quella tristezza sottile, fastidiosa, nauseante. Non capisco perché e non lo voglio capire, però lo consiglio a voi pochi e saltuari lettori.

The Killer Inside Me di Michael Winterbottom

"A weed is a plant out of place".

Automobili bombate, stivaloni-cappelloni-pantaloni da cowboy, sceriffi e puttane texane anni '50. L'interpretazione di Casey Affleck è tutto questo film, nel bene e nel male. La sua voce, quel miscuglio tra mal di gola e svogliatezza è tutto questo film. Un uomo che ammazza a pugni in faccia la donna che ama, è tutto questo film, basta quel macabro istante pietrificante per giustificare la successiva ora di visione di un film medio, carino, un po' troppo americano.

Precious di Lee Daniels

"Famose male"
"Facciamoci male"

Precious è una diciassettenne obesa di Harlem, incinta del padre, picchiata dalla madre, umiliata dai passanti. Precious è un film che estremizza ogni cosa; sofferenza, pena e umiliazione raggiungono tali picchi che si rischia di perdere di vista tutto il resto, che onestamente non vale un granché. I sogni, il riscatto, l'orgoglio e il coraggio sono scontati, un meccanismo che risulta troppo limpido. Dopo tutto quel mal di pancia non è più valido, non ce la si può cavare così facilmente. Paradossalmente sarebbe stato meglio qualcosa di fine a se stesso, senza tutto il debole contorno. Consiglio la double feature con "A Serbian Film".

Toy Story 3 (Gli occhi di Gerry Scotti) di Lee Unkrich

"Va a laorà, barbù!"
 "Vai a lavorare, barbone!"

I tempi cambiano ma io continuo a preferire i cartoni bidimensionali e a non capire come funzionano le selezioni dei doppiatori in Italia. I tempi cambiano ma i film della Disney riescono sempre a inquietarmi nel profondo, ad angosciarmi. Quando avrò un figlio gli saranno proibiti, li trovo perversi, maligni e paranoici. Toy Story 3 è come tutti gli altri, snocciola una morale subdola e reazionaria (c'è dell'odio in me, ma l'dea che un gruppo di individui sacrifichi il proprio futuro per un credo lo è) vestita da Fabrizio Frizzi (il che è tutto dire). Poi c'è quel tenerone di Gerry (che personalmente avrei visto meglio nella parte di un levatorsolo) nel ruolo del dolce Telefono Chiacchierone e poi ancora mirabolanti avventure ricche d'azione e colpi di scena, un cattivo, centinaia di situazioni esilaranti, un cattivo senza redenzione ed un finale che promette lacrime a fiotti. Nulla di diverso in sostanza dall'osannato (anche da una certa critica impegnata) "Up" e dagli altri dieci, cento, mille.

Splice di Vincenzo Natali

Non è il solito horrorone che i vari trailer lasciano presagire. Non è un film di Guillermo Del Toro (anche se la creatura, Dren, di certo sembra inscrivibile nel suo immaginario).  Non è neanche (fortunatamente) un technohorrorthriller, anche se la prima mezz'ora in apnea (non tensione, ma sopportazione) potrebbe ingannare. E' un film pretenzioso che non si accontenta di sfruttare la implicazioni orrifiche e morali conseguenti alla creazione del mostriciattolo e si imbottisce via via (accennandole solo superficialmente) di psicosi materne, Adamo ed Eva e considerazioni sui generi, problemi con lo standard di bellezza contemporaneo di un mostro con le ali (sono un insensibile (anche se, colei che interpreta Dren, temo per i commossi, ci possa fare le capriole in quello standard)) per giungere belli insoddisfatti al finalone che-più-paraculo-non-si-può. Insomma, una mezza boiata che può risultare divertente se fate a gara con gli amici a cercare il costume (vestito (tra quelli degli umani)) più terrificante.

He was a quiet man di Frank A. Cappello

Mediocre e goffo. Comincia come una mediocre black comedy (che definizione del cazzo), si trasforma in una mediocre storia d'amore e handicap con un piccolo intermezzo alt-love accompagnato da questa canzone  (il cui ritornello sembra una canzone degli U2 cantata dal cantante dei Green Day in un momento di lutto o viceversa) scritta e performata dallo stesso (sensibilissimo) regista e baluardo dell'intero film. Via (!) infine una virata magistrale verso il drammaticissimo e serissimo finale mediocre. Da citare anche gli originalissimi pescetti rossi parlanti, vera chiave di lettura del capolavoro.

L'uomo che fissa le capre di Greg Heslov

Quanto si può essere ottusi nel rapportarsi al cinema, quanti preconcetti si possono avere? Quanti noiosi (non tutti ovviamente) film d'autore si devono guardare prima di capire che non tutto quello che esce da Hollywood è merda americana? A forza di schifare i loro attoroni che fanno sbavare le massaie nostrane c'era il rischio di perdersi questa sincera-leggera (il giusto) commedia sulla guerra. Potreste vederci un manifesto del pacifismo o una critica alla società americana. Di certo vedrete George Clooney e Ewan McGregor fatti d'acido che liberano un gruppo di prigionieri iracheni da una base USA in mezzo al deserto.

Gentlemen Broncos di Jared Hess

Benjamin è un ragazzino che scrive storie fantastiche che hanno come protagonista una trasposizione eroica del padre morto; partecipando ad un concorso per giovani scrittori viene derubato di uno dei suoi racconti da un megaautore fantasy nonché suo idolo.
E’ difficile spiegare cosa sia questo film senza lasciarsi scappare boiate retoriche, è difficile descriverne l’immaginario, così preciso e stratificato, è difficile parlare dei personaggi talmente reali, intimi, nella loro assurdità, così come il mondo che li circonda.
I particolari e le piccolezze sono le componenti fondamentali che riescono a cerare qualcosa di così vasto e profondo, questo spazio esplorabile sterminato che crea una serie di ramificazioni, di collegamenti (che portano a supporre il passato dei personaggi con estrema convinzione).

A parte le stronzate scritte qui sopra, andate a vedere Gentlemen Broncos, comprate la colonna sonora e fatevi stampare una maglietta col cervo volante, perché questo piccolo film idiota è la cosa più bella che sia apparsa nei cinema quest’anno e 'sticazzi dei fasulli film d'autore sulla Palestina, e di quel buffone di Haneke.

(se schiacciate sull'immagine qua sotto vi collegate al sito ufficiale dove troverete lo "Chevalier Magical Renamer -ator")

Robin Hood di Ridley Scott

Da piccolo ho idolatravo la figura del principe dei ladri e l’ho adorato in ogni sua manifestazione cinematografica. Il Robin di Ridley Scott non poteva di certo indossare una calzamaglia o un cappellino verde puntuto, infatti il film si concentra sul periodo antecedente alle vicende della foresta di Sherwood, quella (sorta di) comune anarchico-insurrezionalista (...) che tutti conosco.

Snow Angels di David Gordon Green

Arthur e Annie vivono in una nevosa cittadina americana. Lui è uno studente che suona nella banda, lei una madre che ha problemi con l’ex marito alcolista.

Adam di Max Mayer

Formalmente giustificato dalla vittoria Sundance, ho guardato questo film solo per godermi una romanticheria bassabassa, come uno di quelli con Cate Blanchett, ma senza Cate Blanchett e con le foglioline d’alloro in copertina.

Food, Inc. di Robert Kenner

Ormai quando guardo un documentario di denuncia il primo aspetto su cui pongo attenzione è l’eventuale presenza della retorica del giornalista scomodo che va ad urlare col megafono sotto gli uffici della multinazionale, è il mio più grande timore.

American Hardcore di Paul Rachman

Bad Brains, Black Flag, DOA, Minor Threat, Adolescents, Circle Jerks, Gang Green, Jerry’s Kids, DYS, SSD, 7 Seconds,  (...); ci stanno proprio tutti e l’atmosfera del tempo (per quel che ne posso sapere io)  sembra ricostruita molto bene.

Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson


A volte mi capita di trovarmi ad esultare di fronte ad un film, come farebbe un tifoso che guarda la partita, succede particolarmente con i film dai quali mi aspetto qualcosa.

Jennifer's Body di Karyn Kusama

Questo film è un horrorino-adolescenziale-americano, l’unica differenza (secondo i pubblicitari) rispetto agli altri che infestano i cinema di tutto il mondo è il fatto che la sceneggiatura è scritta da Diablo Cody

Jesus Camp di Rachel Grady e Heidi Ewing

Il documentario più sconcertante che abbia mai visto. Un terrificante viaggio assieme ad un gruppo di bambini nel terrificante mondo dei terrificanti cristiani fondamentalisti d’america. 

Gran Torino di Clint Eastwood

Essendo una persona facilmente emozionabile,  mi sarà difficile dire quanto sia mediocre questo acclamatissimo film. Walt è un vecchio reduce di guerra ultra-burbero (grugnisce!) che, dopo la morte della moglie, si ritrova a viver da solo in un quartiere ormai caduto nel degrado e popolato esclusivamente da immigrati.

Revelations di Bill Hicks

 Quando vedrete Hicks per la prima volta vi innamorerete in un baleno dei suoi occhi e della sua mimica (ancor prima che delle sue immense doti comiche); la cosa fantastica infatti è proprio la sua intensa spontaneità (spesso violenta) che vi farà credere di conoscerlo da sempre, un vecchio amico stronzo.

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