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Imprint di Takeshi Miike

Mi vergogno profondamente di esser venuto a conoscenza di questo genio visionario così tardi. Adesso mi siedo e bevo un caffè  ridimensionando il mio entusiasmo esteta e continuo...

Occhei. Forse ho esagerato, ma mi sono innamorato di questo sadico-perverso giapporegista (che è da tempo una figura di culto negli ambienti horror). Questo Imprint (film per la tivvù, credo) mi ha fatto pensare ad una perversa commistione (atmosferica) fra Blade Runner (davvero!) e Macbeth di Polanski, con un pizzico de Il nome della Rosa. Non me ne vogliate, sono impressioni sincere. Perché messe da parte torture con aghi, un numero imprecistato di feti gettati in un fiume (alla faccia(ona) del Ferrarone nostrano (qui in tutta la sua leggiadria)), e mani-che-sbucano-da-teste, la cosa davvero interessante e affascinante è l'atmosfera sulfurea che sprigiona questo film, la sua capacità di creare un immaginario, un mondo oltre le inquadrature e di fartelo percepire in maniera genuina, dalla prima sequenza sulla barchetta (non ho idea di come si chiamano), come certi film di fine anni Ottanta. Stasera tocca a Visitor Q, nella speranza di recuperare il tempo perduto.

American Hardcore di Paul Rachman

Bad Brains, Black Flag, DOA, Minor Threat, Adolescents, Circle Jerks, Gang Green, Jerry’s Kids, DYS, SSD, 7 Seconds,  (...); ci stanno proprio tutti e l’atmosfera del tempo (per quel che ne posso sapere io)  sembra ricostruita molto bene.

Jesus Camp di Rachel Grady e Heidi Ewing

Il documentario più sconcertante che abbia mai visto. Un terrificante viaggio assieme ad un gruppo di bambini nel terrificante mondo dei terrificanti cristiani fondamentalisti d’america. 

La voce di Pasolini di Matteo Cerami e Mario Sesti

La quarta di copertina avvisa: "Non è il solito documentario su Pasolini".
Io avviso lo quarta di copertina: "Ce ne vorrebbero di documentari su Pasolini".
La sua produzione è infatti sterminata e copre una grande gamma di tematiche, è quindi sempre bello trovare su uno scaffale un nuovo reperto video a lui dedicato. "La voce" è in realtà quella dello stupendo Toni Servillo che recita testi del poeta mentre scorrono filmati e fotografie.

Half Nelson di Ryan Fleck


C’è Dan, professore di storia anticonformista (cliché #1) che insegna in una classe di ragazzi afroamericani (cliché #1,5) e c’è Drew, sua allieva, tredicenne afroamericana-con-fratello-spacciatore-in-carcere (cliché #2). Solita roba, direte voi, se non fosse che il nostro prof. viene sorpreso da Drew a fumare crack negli spogliatoi, si crea quindi tra di loro una sorta di amicizia (poco credibile), basata su una presunta condivisione di situazioni di disagio.

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